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28 giugno 2014 6 28 /06 /giugno /2014 09:59

 

 

L’altro ieri è crollato un altro pezzo di Pompei e così ha titolato il sito “la Repubblica.it”:

 26 giugno 2014 (la Repubblica.it) Pompei, due crolli nuovi negli Scavi. Il danno è di lieve entità ma, avverte il soprintendente Osanna, "nessun incidente va minimizzato"

Dal 2010, per non andare troppo indietro, è un bollettino di guerra.

6 Novembre 2010 (Corriere della sera.it) Pompei: crollata la Domus dei Gladiatori. Napolitano: «Una vergogna per l'Italia» Il crollo probabilmente a causa delle infiltrazioni d'acqua. Il Presidente della Repubblica: «Servono spiegazioni»

22/12/2011 - (la Repubblica) Scavi di Pompei, ancora un crollo. Cade un pilastro del pergolato della Casa di Loreio Tiburtino

22 febbraio 2012 (Il Sole 24 ore.it) Altro crollo a Pompei. Viene giù l’intonaco del Tempio di Giove

9 Agosto 2013 (Il Sole 24 ore.it) Altro crollo a Pompei: viene giù la vasca di un'antica lavanderia.

2 dicembre 2013 (Il Sole 24 ore.it) Pompei, scempio senza fine: crolli in una bottega di via Stabiana e alla Casa della Fontana Piccola

• 3 marzo 2014(LA STAMPA.it) A Pompei il terzo crollo in 48 ore. L’Unesco: interventi o crolla tutto

Mentre leggo il “bollettino di guerra”, m’imbatto su un articolo del Mattino di Napoli, di cui trascrivo il titolo e l’incipit:

29 ottobre 2013 (Il Mattino. it) Gli scavi della discordia. Pompei a Londra, solo affari d'oro: tutto un altro film Si chiude la mostra e si passa al film. Botteghino dopo botteghino, sponsor dopo sponsor: una pioggia di incassi, tutti grazie ai nostri tesori. Al British Museum di Londra per fare Bingo è bastato esporre, da aprile a settembre, 250 pezzi degli scavi di Pompei, quelli dove i turisti spesso non riescono a entrare per qualche sciopero selvaggio e dove i crolli si sommano nell’impotenza generale. Gli scaltri inglesi prima hanno incassato 11 milioni di euro con la mostra, e adesso mettono in circolazione un film tridimensionale, costato appena 100mila euro, con il quale pensano di raddoppiare i ricavi, altri 11 milioni di euro, e di promuovere, con la potenza del cinema, il più importante museo della capitale.

Aggiungo alcuni dati ai fatti sopra ricordati.

1. Il nostro paese, con i suoi 35 siti iscritti nella lista del patrimonio culturale mondiale riconosciuti dall’UNESCO, si colloca al primo posto nel mondo.

2. Però ha “solo”424 strutture museali ( Fonte: DeAgostinigeografia.it) contro i 1216 della Francia e i 4790 della Germania. Inoltre il nostro più importante museo, gli Uffizi di Firenze, si trova al ventunesimo posto per numero di visitatori annui (1.800.000), distantissimo dal Louvre di Parigi (9.700.000), dal Metropolitan Museum of Art di New York (6.100.000), dal British Museum (5.500.000), dal Tate Modem (5.300.000), e dalla National Gallery di Londra (5.100.000), che occupano i primi 5 posti in questa classifica.

3. Ancora, il Louvre incassa circa 100.000.000 di Euro l’anno, che è più di tutti i musei italiani messi insieme. Gli Uffizi arrivano a stento a 8.000.000, anche se il biglietto costa 11 euro, quanto quello del Louvre!

Troppo difficile e complesso dare una spiegazione a questi paradossi italiani ( mi verrebbe da chiamarli “scandali”, se la parola non fosse troppo abusata). Ancor più difficile fare proposte per cambiare l’andazzo del nostro Paese su questo fronte. Qualche suggerimento però vorrei darlo per non chiudere con troppo pessimismo. Ho letto che gli introiti dei musei statali non vanno direttamente alla struttura ma allo Stato. E se la strada da percorrere fosse quella di dare maggiore responsabilità e autonomia ai siti museali, anche dal punto di vista finanziario? Non dico di farne imprese private, ma di favorire la partecipazione dei privati alla promozione, alla gestione e (perché no?) ad una parte degli utili. Si potrebbe insomma puntare su una sana collaborazione tra Stato e privati. Nel leggere queste cose, oggi in Italia, il più benevolo dirà che si tratta di utopia. E’ vero: sono passati più di cinquecento anni dal Rinascimento e più di cento dal Risorgimento; non ci sono i Medici, né i Mazzini. Ma ci sono ancora tanti italiani capaci e di buona volontà. Basteranno?

~~I crolli di Pompei e le speranze di crescita dell’Italia

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Published by diogene
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