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24 ottobre 2011 1 24 /10 /ottobre /2011 11:14

Il fatto

 

Una precaria delle Poste del capoluogo calabrese, con il contratto in scadenza, qualche mese fa, si mette alla ricerca di un nuovo posto di lavoro. A questo punto un uomo si spaccia per un suo collega e le promette d'interessarsi per la sua assunzione all'Anas in cambio di 500 euro, necessari - le racconta - per "oliare" i meccanismi di reclutamento. La povera donna a fatica riesce a racimolare 300 euro che il piccolo faccendiere di provincia accetta come "anticipo".

Però, dopo qualche tempo, si accorge di essere caduta in un tranello e denuncia il suo "benefattore".

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Il commento

 

In questi casi normalmente la "vittima", preferisce tacere per non passare per ingenua. Oltretutto non solo di ingenuità si tratta ma di un atto moralmente sconveniente: cercare di ottenere un posto dietro pagamento di "tangente".

Però mi sorge un dubbio: la donna che ha sporto denuncia si è resa conto di avere commesso un illecito?

Del resto, se guardiamo la realtà di oggi, dare 300 euro a chi ti promette un posto di lavoro è considerato un gesto quasi "accettabile", soprattutto in certi ambienti.

Più accettabile di quelle ragazze che danno il loro corpo per entrare alla corte del potente di turno o di coloro - e qui non si tratta solo di rappresentanti del gentil sesso - che vendono la loro dignità!

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