Il blog di Enrico. Con una lanterna, come Diogene, cerco di vedere meglio le cose.
Il fatto
Una precaria delle Poste del capoluogo calabrese, con il contratto in scadenza, qualche mese fa, si mette alla ricerca di un nuovo posto di lavoro. A questo punto un uomo si spaccia per un suo collega e le promette d'interessarsi per la sua assunzione all'Anas in cambio di 500 euro, necessari - le racconta - per "oliare" i meccanismi di reclutamento. La povera donna a fatica riesce a racimolare 300 euro che il piccolo faccendiere di provincia accetta come "anticipo".
Però, dopo qualche tempo, si accorge di essere caduta in un tranello e denuncia il suo "benefattore".
Il commento
In questi casi normalmente la "vittima", preferisce tacere per non passare per ingenua. Oltretutto non solo di ingenuità si tratta ma di un atto moralmente sconveniente: cercare di ottenere un posto dietro pagamento di "tangente".
Però mi sorge un dubbio: la donna che ha sporto denuncia si è resa conto di avere commesso un illecito?
Del resto, se guardiamo la realtà di oggi, dare 300 euro a chi ti promette un posto di lavoro è considerato un gesto quasi "accettabile", soprattutto in certi ambienti.
Più accettabile di quelle ragazze che danno il loro corpo per entrare alla corte del potente di turno o di coloro - e qui non si tratta solo di rappresentanti del gentil sesso - che vendono la loro dignità!