Il fatto
Tre morti a Scarcelli, frazione di Saponara, nel messinese. Due giorni fa, dopo una pioggia battente di alcune ore, un costone della collina sovrastante la frazione ha cominciato a franare e per l'agglomerato di case costruite imprudentemente tra la montagna e il torrente, non c'è stato nulla da fare. Un mare di fango è entrato nelle abitazioni e per tre abitanti di Scarcelli è stata la fine. Il bilancio delle vittime sarebbe stato più pesante se i vigili del fuoco non avessero messo in salvo in extremis due donne.
Il vicesindaco di Saponara ha detto che il costone che è crollato a Scarcelli era pieno di alberi e quindi il disastro era imprevedibie.
Il ministro all'Ambiente e il Capo della protezione civile hanno parlato di evento eccezionale
Intanto il tribunale di Messina ha aperto un'inchiesta per disastro e omicidio colposo contro ignoti.
Il commento
Evento eccezionale - è vero! Peccato che di questi eventi ormai ne succedano a decine ogni anno. Per fortuna non sempre con vittime. Ma davvero non si poteva fare nulla? Eppure da anni è noto che il messinese, compresa la zona di Saponara, è una delle zone più dissestate d'Italia, come testimoniano i numerosi video amatoriali che ho trovato facendo una veloce ricerca su Youtube: sono solo alcuni delle decine di reportages pubblicati a partire dalla frana di Giampilieri del 2009.
Possibile che la la "Protezione civile" , in tutto questo tempo, non abbia imparato nulla?
Finchè avremo questi amministratori a livello locale e centrale sarà difficile evitare che disastri del genere si ripetano.
Ma non penso che la responsabilità sia solo di chi ci amministra. Come fa la gente a costruire le case tra il torrente e la collina?
Come risolvere allora il problema, ammesso che si voglia risolverlo? Credo che occorra un cambiamento di mentalità collettiva oltre che nuove regole e regolamenti. Siamo in tempo?
Voglio credere di sì. Ma occorre fare in fretta. Abbandonare il progetto del ponte sullo Stretto e mettere mano subito ad un piano di difesa del suolo nazionale. Si eviterebbe di piangere sui morti, si darebbe lavoro stabile a centinaia di migilaia di persone e si spenderebbe forse meno di quanto si spende, anno dopo anno, giorno dopo giorno, con questa politica dell'emergenza.