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17 maggio 2014 6 17 /05 /maggio /2014 16:41

Piu-Buio-di-Mezzanotte-Davide-Capone.jpg

Il film, molto duro, presentato in concorso a Cannes alla Semaine de la Critique, s’ispira ad una storia vera, quella di Davide Cordova, in arte Fuxia.

Il protagonista è Davide, un adolescente efebico che per affermare la sua identità sessuale deve lottare contro tutti. In primis, contro il padre che lo considera “malato” e che, in una delle scene più forti del lungometraggio dell’esordiente Sebastiano Riso, lo costringe in modo brutale a sottoporsi ad una cura ormonale. Tutte le scene si svolgono in una Catania notturna, tra la villa Bellini e il quartiere di San Berillo, là dove si raccoglie questo mondo complesso, difficile e talora grottesco della prostituzione sessuale, da quella femminile a quella dei transgender, e dove trova “rifugio” quest’adolescente infelice. In questa realtà oscura, che i perbenisti non vedono o non vogliono vedere, unico spiraglio di luce è la madre di Davide bene interpretata da Micaela Ramazzotti, che, quasi cieca, fa sentire al ragazzo il calore e la dolcezza del suo amore accogliente, ma che nulla può contro la mentalità gretta del marito. Un uomo che rappresenta plasticamente l’arretratezza e la chiusura non solo di una certa Catania degli anni ’60 (anche se la storia è attualizzata, quella vera si svolge in quegli anni), ma del mondo, pur con le differenze della storia e dei luoghi.

Per sfuggire a questo contesto familiare Davide si aggrega, pur con qualche difficoltà, a una compagnia variegata fatta di papponi, “puppari” (uomini che hanno rapporti sessuali con gay o transessuali, che in siciliano sono indicati col termine generico e dispregiativo di “puppi”) e prostitute, che, per la maggior parte, vive di espedienti, dal furtarello alla prostituzione del proprio corpo.

Come dicevo la storia è tragica tanto da sembrare un girone dell’Inferno dantesco. Ed è questa realtà che al giovane regista, nonché sceneggiatore, del film, interessa rappresentare più che le vicende della vita dei protagonisti.

E’ anche un film di paradossi. Della Sicilia, terra del sole, si vede solo la luce dei lampioni. Nessuna concessione è fatta poi allo stereotipo della città meridionale fatto di calore umano e accoglienza: se mai emergono solo degrado e aridità di sentimenti. C’è poco amore in questa storia e, quando Davide s’illude di trovarlo, deve rassegnarsi ad una cruda realtà. Non ce n’è nei rapporti tra padre e figlio, e neppure nei rapporti tra compagni, al massimo complicità. E non c’è libertà, ma solo perbenismo da una parte e ribellismo dall’altra.

Il film è veramente duro. Predominano il nero della notte, che è, secondo me, il colore della nostra epoca di transizione, e il rosso del sangue delle scene finali. Il dialetto siciliano di molti dialoghi serve a rafforzare da una parte la “realtà” del racconto e dall’altra la marginalità dell’ambiente.

E’ un film sulla disperazione? Sulla resistenza ai pregiudizi? Sulla violenza di certi rapporti umani? C’è anche questo, certamente. Ma alcune scene mi sono rimaste impresse: quella della madre ipovedente che bacia le ferite del figlio; l’urlo lanciato a un certo momento da Davide; il bacio dolce, quasi innocente, dato da quest’ultimo a uno dei componenti la sgangherata compagnia. Segnali di una speranza d’amore e di una voglia di uscire dal baratro, dal “buio della mezzanotte”.

Definirei il lavoro di Riso un quadro, a volte astratto, del dolore. E in quest’astrazione, che poco concede alla narrazione e alla trama, sta la sua forza e la sua asprezza, talora angosciante. Ma credo che non fosse intenzione dell’autore fare un film leggero e d’intrattenimento.

Ottima la recitazione dell’attore protagonista (l’esordiente Davide Capone), che rende con naturalezza le contraddizioni e le lacerazioni del personaggio interpretato: dalla dolcezza dei suoi lineamenti emerge, infatti, una forza insospettabile ed inaspettata. Inaspettata dal padre, dai suoi compagni, dalla madre e anche dagli spettatori, vorrei dire. Bravissimo nella parte del pappone, Pippo Delbono, ora umano, quasi protettivo, nei confronti di Davide, ora spietato, soprattutto quando deve soddisfare le sue voglie.

 

 

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21 agosto 2011 7 21 /08 /agosto /2011 00:03

 

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Cos'è un cinema d'essai? Ce ne sono a Trieste e nei dintorni? Cosa può fare un amante del cinema d'autore che si trova a Trieste.

Film e cinema d'essai

In realtà a Trieste non ci sono veri e propri cinema d'essai. Infatti, in base a una legge del 2004, possono essere considerate tali solo quelle sale che riservano almeno il 70% della loro programmazione ai film riconosciuti d'essai da una commissione specifica del Ministero dei Beni Culturali.

Per trovare una sala degna di questo nome, secondo la FICE (Federazione italiana dei cinema d'essai), il nostro cinefilo deve recarsi nei "dintorni", a Monfalcone oppure a Gorizia o a Grado, cioè fare dai 30 ai 50 km.

A onor del vero, però, bisogna dire che Trieste è sede di due appuntamenti importanti per gli amanti del cinema d'autore: il Festival del cinema latino americano in programma a ottobre e il Trieste FIlm Festival che si svolge normalmente all'inizio di ogni anno.

Monfalcone, Gorizia e Grado

A Monfalcone e a Gorizia ci sono i cinema della catena Kinemax, sale multiplex, dove è possibile vedere anche film in 3D, mentre a Grado c'è il cinema d'essai Cristallo ma, per arrivarci da Trieste, occorre fare un'ora di macchina!

XXV Festival del cinema latinoamericano

Il Festival, in programma in autunno, costituisce un appuntamento fondamentale per la presentazione al pubblico italiano di pellicole antiche e recenti spesso inedite del cinema sudamericano.

I film quest'anno (2011) saranno presentati al teatro Miela e anche in altre sedi della città. Da segnalare la retrospettiva sull'attore messicano Damian Alcazar che sarà presente alla manifestazione. Parteciperanno altre personalità della cultura latino-americana come il cantautore oriundo italiano Leon Gieco, presidente della giuria ufficiale, e l'attrice messicana Arcella Ramirez.

XXIII edizione del Trieste Film Festival

Il Festival, che si tiene normalmente a gennaio di ogni anno al teatro Miela e al cinema Ariston, è promosso dall'associazione Alpe Adria Cinema e ha lo scopo principale di approfondire, diffondere e far conoscere cinematografia e autori di valore spesso sconosciuti al pubblico italiano o censurati, soprattutto dei paesi dell'Europa centro orientale, dell'Asia centrale e dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Scelta ottimale

Chi invece vuol vedere un buon film a Trieste, può andare al cinema Ariston che, per esigenze del mercato, ha limitato la proiezione dei film d'essai al lunedì. Però nella stagione estiva funziona come arena e quindi permette, oltre che di vedere una pellicola apprezzabile, di godersi l'aria fresca "di una notte di mezza estate".

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21 agosto 2011 7 21 /08 /agosto /2011 00:03

 

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Cos'è un cinema d'essai? Ce ne sono a Trieste e nei dintorni? Cosa può fare un amante del cinema d'autore che si trova a Trieste.

Film e cinema d'essai

In realtà a Trieste non ci sono veri e propri cinema d'essai. Infatti, in base a una legge del 2004, possono essere considerate tali solo quelle sale che riservano almeno il 70% della loro programmazione ai film riconosciuti d'essai da una commissione specifica del Ministero dei Beni Culturali.

Per trovare una sala degna di questo nome, secondo la FICE (Federazione italiana dei cinema d'essai), il nostro cinefilo deve recarsi nei "dintorni", a Monfalcone oppure a Gorizia o a Grado, cioè fare dai 30 ai 50 km.

A onor del vero, però, bisogna dire che Trieste è sede di due appuntamenti importanti per gli amanti del cinema d'autore: il Festival del cinema latino americano in programma a ottobre e il Trieste FIlm Festival che si svolge normalmente all'inizio di ogni anno.

Monfalcone, Gorizia e Grado

A Monfalcone e a Gorizia ci sono i cinema della catena Kinemax, sale multiplex, dove è possibile vedere anche film in 3D, mentre a Grado c'è il cinema d'essai Cristallo ma, per arrivarci da Trieste, occorre fare un'ora di macchina!

XXV Festival del cinema latinoamericano

Il Festival, in programma in autunno, costituisce un appuntamento fondamentale per la presentazione al pubblico italiano di pellicole antiche e recenti spesso inedite del cinema sudamericano.

I film quest'anno (2011) saranno presentati al teatro Miela e anche in altre sedi della città. Da segnalare la retrospettiva sull'attore messicano Damian Alcazar che sarà presente alla manifestazione. Parteciperanno altre personalità della cultura latino-americana come il cantautore oriundo italiano Leon Gieco, presidente della giuria ufficiale, e l'attrice messicana Arcella Ramirez.

XXIII edizione del Trieste Film Festival

Il Festival, che si tiene normalmente a gennaio di ogni anno al teatro Miela e al cinema Ariston, è promosso dall'associazione Alpe Adria Cinema e ha lo scopo principale di approfondire, diffondere e far conoscere cinematografia e autori di valore spesso sconosciuti al pubblico italiano o censurati, soprattutto dei paesi dell'Europa centro orientale, dell'Asia centrale e dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Scelta ottimale

Chi invece vuol vedere un buon film a Trieste, può andare al cinema Ariston che, per esigenze del mercato, ha limitato la proiezione dei film d'essai al lunedì. Però nella stagione estiva funziona come arena e quindi permette, oltre che di vedere una pellicola apprezzabile, di godersi l'aria fresca "di una notte di mezza estate".

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